P.le Giovanni dalle Bande Nere 11, Imola (BO) - e-mail: perledonneimola@gmail.com

Centro Antiviolenza: cell. +39 370.3252064 centroantiviolenzaimola@gmail.com

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Siamo nel Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza!

Da giugno 2020 l’Associazione PerLeDonne è entrata a far parte del Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna.
Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna è nato con lo scopo di costruire un’identità comune che sviluppi progettualità e visibilità dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne del territorio. È costituito da associazioni che in Regione sono attive in contrasto alla violenza alle donne.
L’idea di un Coordinamento che radunasse tutte le realtà presenti in Regione in difesa delle donne parte da lontano, dal primo Convegno nazionale dei Centri Antiviolenza e Case delle Donne svoltosi nel 1996 a Ravenna, che ha posto le basi nella nostra regione per una rete organica.
Da allora si sono susseguiti incontri periodici per la progettazione, l’elaborazione e la realizzazione di obiettivi comuni. I Centri antiviolenza presenti sul territorio regionale hanno continuato a condividere formazione, buone prassi, confronto metodologico, progetti e campagne di sensibilizzazione per il contrasto della violenza alle donne e ai loro bambini, fino ad arrivare alla costituzione di un’associazione formale nel giugno 2009, con l’obiettivo di potenziare l’attività del Coordinamento, l’influenza politica e la visibilità dei centri sul territorio, ponendosi come soggetto maggiormente autorevole nei confronti delle istituzioni.
Maggiori informazioni su www.centriantiviolenzaer.it

Al via il corso per operatrici dei Centri Antiviolenza

Il Centro Antiviolenza dell’Associazione PerLeDonne propone un ciclo formativo aperto ad aspiranti volontarie che, al termine del percorso, potranno essere inserite all’interno delle attività del Centro.

La formazione prevede lezioni frontali, attività in piccoli gruppi, simulazioni, analisi di casi e un periodo di pratica. Gli incontri si svolgeranno di martedì dalle ore 17.00 alle ore 19.30, a partire dal 28 gennaio.

 

Programma

  • 28 gennaio e 4 febbraio

Il fenomeno della violenza di genere: definizioni, fenomenologia, diffusione, trasversalità, stereotipi di genere

  • 11, 18 e 25 febbraio

Il ciclo della violenza, la ruota del potere e del controllo, la rete antiviolenza del territorio, le attività destinate agli uomini autori di violenza.

  • 3, 10 e 17 marzo

Il terzo livello punta a fornire strumenti più tecnici relativi alla metodologia dell’accoglienza, agli aspetti socioculturali e psicologici del fenomeno, agli strumenti di lavoro del Centro Antiviolenza.

 

L’ultimo step prevede un periodo di pratica di 1 mese da svolgere in affiancamento alle operatrici del Centro Antiviolenza tra marzo e maggio 2020.

 

Il corso è rivolto a donne maggiorenni. Possono partecipare socie, volontarie e donne non iscritte all’associazione. È richiesta la tessera associativa PerLeDonne di euro 30.

Tutte coloro che avranno frequentato il corso per almeno il 75% riceveranno un attestato di frequenza.

 

 

Per info e iscrizioni:

centroantiviolenzaimola@gmail.com

 

Sede di svolgimento del corso:

P.le Giovanni dalle Bande Nere, 11 – Imola

 

Codice Rosso, innovazione e criticità

Altrimenti conosciuta come “Codice Rosso”, è entrata in vigore lo scorso 9 agosto la legge 69/19, che, in materia di contrasto alla violenza nei confronti delle donne, ha apportato numerose modifiche al codice penale, al codice di rito e ad altre disposizioni.

La gergale attribuzione del più alto codice di priorità impiegato nei protocolli sanitari, se da un lato ne esplicita e richiama la (condivisibile) ratio quella di evitare che eventuali ritardi nella fase delle indagini e, in quelle precedenti, della acquisizione e dell’iscrizione della notizia di reato, possano pregiudicare la tempestività di interventi di tutela -, dall’altra rivela l’approccio ancora una volta emergenziale del legislatore italiano nella trattazione della violenza sulle donne e domestica, che tradisce l’esigenza di adottare, al contrario, misure in linea con il riconoscimento della natura strutturale e culturale della violenza di genere, e che mirino ad evitare la “vittimizzazione secondaria”, ossia il pregiudizio indiretto del reato, eventuale conseguenza dell’impatto della vittima con l’apparato giudiziario-processuale (come infatti prescritto dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa del maggio 2011, che l’Italia ha ratificato).

Il riferimento va, in particolare, alle modifiche che la legge dedica alla procedura, in quanto lo strumento scelto dal legislatore per riconoscere prioritaria tutela alla vittime dei reati di violenza domestica e di genere (maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, pure nella forma aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, lesione personale, nonché le nuove figure di reato introdotte da questa legge, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti – il cd. Revenge Porn,, e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso) è quello di trattare questi delitti alla stregua di quelli di grave allarme sociale, solitamente collegati alla criminalità organizzata e al terrorismo, per i quali è prevista l’immediata comunicazione al pubblico ministero da parte della polizia giudiziaria della notizia di reato – anche in forma orale –. Il che contrasta con lo scopo della legge stessa di riconoscere tutela alla vittima, semmai raggiungibile con la trasmissione di una comunicazione completa, ossia non carente di quegli elementi utili alla valutazione da parte dell’organo inquirente delle situazioni di rischio.

Viene poi introdotto un termine brevissimo – 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato – entro il quale il pubblico ministero deve assumere informazioni dalla persona offesa, o da chiunque abbia presentato querela, denuncia o istanza, con l’evidente rischio di esporre la donna alla “vittimizzazione secondaria”, ossia alla sofferenza che le potrebbe derivare dal dovere ripercorrere e nuovamente descrivere all’autorità giudiziaria le violenze agite nei suoi confronti, senza la giusta elaborazione. Il rischio è che la vittima neghi o minimizzi poiché non ha ancora la giusta consapevolezza delle vessazioni subite – pensiamo al caso in cui la denuncia provenga da terzi – o perché non si sente sufficientemente al sicuro – nella ipotesi, assai comune, in cui non si sia ancora allontanata dall’abitazione scenario delle violenze.

L’aumento delle denunce, quale immediata e positiva conseguenza dell’entrata in vigore della legge – dato che conferma che l’elemento determinate affinché la donna denunci è quello di ottenere tempestivamente una riposta di tutela -, ha comportato un vero e proprio “intasamento” delle Procure, tenute infatti a fronteggiare quella che di fatto può considerarsi una “presunzione legale” di urgenza, senza però il coincidente opportuno potenziamento di risorse e personale.

I magistrati di AreaDG esprimono perplessità, sottolineando “il rischio concreto che la nuova disciplina finisca per tradursi in un pericoloso depotenziamento degli strumenti di protezione della vittima della violenza di genere e della prevenzione di tali reati. Risultando al contrario più utili azioni strutturali, “multilivello”, come la formazione degli operatori, in specie, della polizia giudiziaria, in modo che possa subito addivenire con il PM alla “valutazione del rischio” cui sia esposta la vittima; la riforma del “sistema trattamentale” degli autori dei reati di violenza mediante l’attivazione di percorsi terapeutici e riabilitativi, “una capillare azione di contrasto alla diffusa incultura dell’odio di genere.

Il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Marco Imperato – assegnato al gruppo di lavoro Fasce Deboli della Procura di Bologna – conferma: “Questa urgenza per un numero innumerevole di casi tra loro diversissimi è incongrua e illogica perché costringe a trattare nel medesimo modo e con analoga urgenza situazioni che dovrebbero consentire scelte e valutazioni differenziate. Questo modo di legiferare non risponde a logiche di funzionalità ma solo a strategie di propaganda. Nella mia esperienza investigativa sono spesso le indagini di contesto a consentire di chiarire il quadro, dare solidità al racconto anche soltanto mediante conferme indirette, delineare il profilo di pericolosità dell’indagato in base ai precedenti e a tutta una serie di altri elementi sintomatici.”

L’introduzione di ben quattro nuove figure di reato – violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa; delitto di costrizione o induzione al matrimonio; diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate; deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso; – sembra al contrario soddisfare la ratio della legge, sebbene non del tutto al riparo da criticità.

Assolutamente condivisibile la previsione che condiziona la concessione della sospensione condizionale della pena, per i delitti di violenza domestica e di genere, alla partecipazione a specifici programmi di recupero.

Aumenti di pena per i reati di maltrattamenti, atti persecutori (cd. Stalking), violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo. In relazione alla violenza sessuale viene esteso a 12 mesi il termine per sporgere querela. Nell’omicidio viene considerata circostanza aggravante la relazione personale tra il responsabile e la vittima.

Degno di nota il riconoscimento introdotto dal Codice Rosso alla “violenza assistita” – la “condotta di chi costringa il minore, suo malgrado, a presenziare, quale mero testimone, alle manifestazioni di violenza, fisica o morale”-. Confermando una prassi già in uso presso la maggior parte delle Procure – tra cui quella di Bologna – la normativa estende al minore di anni 18 la qualifica di persona offesa dal reato di maltrattamenti.

Pertanto, nonostante le difficoltà applicative e il fondato dubbio che lo scopo di tutela possa, in alcuni casi, risultare depotenziato proprio per la indifferenziata valutazione del rischio che la normativa introduce – divergenze che parrebbero avere trovato convincente superamento nei protocolli adottati dalle singole Procure – e la mancata strutturale trattazione del fenomeno -, il Codice Rosso rappresenta se non proprio una svolta, sicuramente un passo avanti nella percezione della necessità di connotare diversamente la trattazione giudiziaria della violenza sulle donne ed endo-familiare. Agendo invero sui tempi dell’azione penale e delle indagini, e potenziando gli strumenti legislativi di riferimento utili all’effettivo riconoscimento in favore della donna di una tutela si immediata, ma altresì in linea con il percorso di affrancamento dai contesti relazionali di violenza.

 

Clarice Carassi,

avvocata Centro Antiviolenza PerLeDonne

Femminicidi in aumento: 142 donne uccise nel 2018

Secondo il Rapporto Eures, nei primi dieci mesi del 2019 sono stati 94 in Italia gli omicidi con vittime femminili, quasi uno ogni tre giorni; 142 le donne uccise nel 2018. In un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, l’Istat stima in 2 milioni le donne vittime di violenza fisica o sessuale

In termini relativi, nel 2018 le vittime di femminicidio hanno raggiunto il valore più alto mai censito in Italia, il 40,3% (il 35,6% nel 2017). Dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono 3.230, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge/partner o ex partner.

Sono alcuni dei dati del Rapporto Eures 2019 su “Femminicidio e violenza di genere”, secondo cui a crescere nel 2018 sono soprattutto i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo, dove si consuma l’85,1% degli eventi. Ma sono in aumento anche le vittime femminili della criminalità comune (17 nel 2018 rispetto alle 15 dell’anno precedente).

 

Quasi la metà dei femminicidi al Nord

Il Nord conferma anche nel 2018 la più alta presenza di donne uccise (66, pari al 45% del totale italiano, di cui 56 in famiglia), mentre il 35,2% dei femminicidi si registra al Sud (50 casi, di cui 42 in famiglia) e il 18,3% nelle regioni del Centro (26 casi, di cui 21 in famiglia). A livello regionale, è la Lombardia a registrare anche nel 2018 il più alto numero di donne uccise (20), seguita da Campania (19 vittime), Piemonte e Lazio (rispettivamente con 13 e 12 casi).

 

Maltrattamenti in famiglia

Nel 2018 le denunce di maltrattamenti in famiglia sono state 17.453 (31,6% in più rispetto al 2014). Particolarmente alta risulta la percentuale delle vittime femminili straniere, pari nel 2018 al 23,2% (come nel 2017), con “indici di rischio” in media tre volte superiori a quelli delle donne italiane.

Molto significativa la presenza di vittime minori (1.965 in valori assoluti, pari a circa 6 al giorno nel 2018), che rappresentano l’11,1% delle vittime totali, con una crescita del 14% sull’anno precedente. Le denunce risultano in aumento in tutte le macro-aree geografiche.

 

Reati di stalking in crescita costante

Nel 2018 le denunce di stalking sono state 14.871 (19,5% in più rispetto al 2014), di cui le vittime femminili rappresentano il 76,2% del totale. Contenuta la componente dei minori, pari al 3,8% del totale.

L’incremento dei reati denunciati è riscontrabile in tutte le macro aree geografiche, con i valori più alti al Sud (+26% tra il 2014 e il 2018), seguito dal Centro (+18,6% sul 2014) e dal Nord (+12,7% tra il 2014 e il 2018). Nel Sud si è registrato quasi il 44,7% delle denunce in Italia, così come l’indice di rischio più alto: 32 denunce ogni 100.000 abitanti.

 

Istat: quasi quattro milioni di donne avevano relazione abusiva

“I dati raccolti attraverso l’indagine sulla sicurezza delle donne ci dicono che, nel corso della loro vita, quasi 3milioni e 700mila donne hanno interrotto una relazione (anche senza convivenza) in cui subivano almeno un tipo di violenza fisica, sessuale o psicologica, di queste 1 milione separate o divorziate”.

Lo ha detto Linda Laura Sabbadini (Istat) nel corso di una audizione in commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e violenza di genere. Sabbadini ha precisato: “Più di 2 milioni erano state vittime di violenza fisica o sessuale, tra le quali più di 600mila separate oppure divorziate. Le donne separate o divorziate risultano essere un segmento particolarmente a rischio di violenza da parte dell’ex partner: il 36,6% infatti è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte del coniuge o convivente da cui si sono separate, contro una media del 18,9%”.

 

Centri antiviolenza senza risorse

Ritardi gravi nell’assegnazione e nello stanziamento delle risorse in alcuni territori rischiano di far chiudere i centri antiviolenza e le case rifugio. È il quadro allarmante che emerge dal monitoraggio di ActionAid sui Fondi statali antiviolenza dal 2015 al 2019, previsti dalla legge 119/2013 (la cosiddetta legge sul femminicidio) e ripartiti dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio alle Regioni.

Ad oggi – rileva con preoccupazione ActionAid – non è ancora stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio per la ripartizione dei fondi antiviolenza 2019; solo lo 0,39% dei fondi 2018 è stato liquidato dalle Regioni ai centri antiviolenza e alle case rifugio; per i fondi del 2017, a quasi due anni dall’emanazione del decreto, la percentuale di risorse erogate ai centri è al 34%, mentre per le annualità 2015-2016, il dato è al 63%.

Percentuali che, secondo ActionAid, rischiano di vanificare l’impatto dell’aumento progressivo dei fondi stanziati (solo tra il 2017 e il 2018 i fondi sono aumentati da 12,7 a 20 milioni di euro). Le risorse crescono, dunque, ma restano bloccate a causa dei ritardi nei passaggi burocratici tra i vari livelli e di conseguenza non arrivano ai destinatari finali, ovvero le strutture di supporto e accoglienza alle donne.

Fonte: Rainews.it

25 novembre, le nostre iniziative

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre, PerLeDonne ha promosso, anche in collaborazione con enti e organizzazione del Circondario imolese, diverse iniziative di sensibilizzazione e informazione sul contrasto alla violenza di genere.

Ecco il programma:

Sabato 16 novembre
«Riflessioni itineranti per un futuro senza violenza» a Fontanelice presso l’Archivio del Museo Mengoni, alle ore 16.30. Incontro organizzato da PerLeDonne. Parteciperanno la nostra presidente Maria Rosa Franzoni, Denis Morigi e Fato Luwanga Nuru, referenti del nostro Punto Territoriale di Borgo Tossignano.

 

Mercoledì 20 novembre

Presentazione del libro «Le Civiltà dei Fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti» presso la Sala delle Stagioni di Imola alle ore 18. Incontro con Francesca Minen e Caterina Di Paolo, autrice e illustratrice del libro. Dialogano con loro la giornalista di Sabato Sera Milena Monti e la nostra consigliera e operatrice del Centro Antiviolenza Assunta Di Sario.

 

Venerdì 22 novembre
«Red Box: kit di sopravvivenza per difenderci dalla violenza di genere» a Dozza, alle ore 20.30, presso la Sala Martelli in piazza Libertà 3. Incontro al quale partecipa il capitano Andrea Oxilia (comandante della Compagnia carabinieri di Imola) e Linda La Rocca, responsabile del Centro Antiviolenza PerLeDonne e una rappresentante dell’associazione Trama di Terre.

 

Sabato 23 novembre
«Riflessioni itineranti per un futuro senza violenza» a Castel del Rio, nella Sala Magnus di Palazzo Alidosi, alle ore 10.30. Incontro organizzato da PerLeDonne. Parteciperanno Denis Morigi e Fato Luwanga Nuru, referenti del nostro Punto Territoriale di Borgo Tossignano.

 

Domenica 24 novembre
Presentazione del libro Oro Rosso, a Castel Guelfo, presso la sala Viola della biblioteca comunale in via Gramsci 22, alle ore 17. La giornalista e fotoreporter Stefania Prandi presenterà il suo libro. Seguirà la presentazione delle attività dell’associazioni PerLeDonne.

 

Lunedì 25 novembre
dalle ore 10.30 a Castel San Pietro, in piazza XX Settembre, sarà allestito un banchetto di sensibilizzazione a cura della nostra associazione.

 

Martedì 26 novembre
«Riflessioni e proposte: giornata contro la violenza di genere sulle donne» a Mordano, presso la sala polivalente in via della Repubblica, alle ore 20.

 

Sabato 30 novembre
Presentazione murales Las Mariposas, a Borgo Tossignano, alle ore 15. Il murales realizzato, in collaborazione con associazioni e organizzazioni del territorio, è dedicato alle tre sorelle Mirabal, Patria Minerva e Maria Teresa, vittime negli anni Sessanta della dittatura che opprimeva la Repubblica Dominicana.

A cena con la farmachef

Martedì 10 dicembre alle ore 20 presso il Centro sociale Sasso Morelli PerLeDonne organizza una cena di autofinanziamento a sostegno del Centro Antiviolenza. Cucina per noi la farmachef Marzia Bellino da Masterchef Italia 5.

Nel corso della serata ci sarà la premiazione delle tesi vincitrici del concorso Dai Valore al Merito per le migliori tesi di laurea sul contrasto alla violenza di genere.
Ogni ospite riceverà in omaggio la borraccia ecologica offerta da Hera.

Menu:
Frutta sferificata con Pignoletto
Pane al burro di acciughe e marmellate
Gateau di patate alla napoletana
Zuppa di cavolo viola con panna acida
Baccalà alla vicentina con crema di ceci e polenta bianca
Crema inglese con biscottini secchi

Contributo di partecipazione: 30 euro
Prenotazione: entro 8 dicembre
Tel: 331.2748696
349.7326773
347.9689659
335.5893702


A cena con la farmachef

martedì 10 dicembre 2019, ore 20

Centro sociale Sasso Morelli

via Sasso Morelli 55 – Imola

Sabato 21 settembre torna la passeggiata nel verde

La seconda passeggiata nel verde organizzata da PerLeDonne si terrà sabato 21 settembre alle 15.

Tra musica, storia, e poesia, seguiremo il perimetro della carta di Imola attribuita a Leonardo da Vinci. Ad accompagnarci, Liliana Vivoli storica e Catia Nanni, esperta di verde.

 

PROGRAMMA

Ore 15: Iscrizione e partenza dal prato situato di fronte alla Rocca. Percorrendo la ciclopedonale situata dietro la Rocca Sforzesca, arriveremo in viale Caterina Sforza e quindi sulla via Emilia.

1ª sosta:
Liliana Vivoli ci racconterà la storia della Porta Bologna, proseguiremo poi per via Digione fino a via Cavour, che percorreremo fino ai giardini pubblici.

2ª sosta:
Piazzetta Scarabelli. Ascolteremo curiosità al femminile sulla vita in via Cavour al tempo di Leonardo. Catia Nanni ci parlerà dei giardini in città.

3ª sosta:
Piazza Medaglie d’Oro. Ascolteremo la storia di Porta Appia, proseguiremo per via Paolo Galeati, via Macello, via Fossatone.

4ª sosta:
Porta dei Servi. La passeggiata continuerà in viale Guerrazzi e attraverso il giardino Curti, poi in viale Rivalta.

5ª sosta:
Porta Montanara e la sua storia. Continueremo su viale Saffi e poi in piazzale Giovanni dalle Bande Nere, punto d’arrivo della passeggiata.