P.le Giovanni dalle Bande Nere 11, Imola (BO) - e-mail: perledonneimola@gmail.com

Centro Antiviolenza: cell. +39 370.3252064 centroantiviolenza@perledonneimola.it

Blog Posts

Buon Compleanno!


26 Settembre – 8° Compleanno dell’Associazione PerLeDonne nel Punto Territoriale di Medicina

ESSERE UMANE: le grandi fotografe raccontano il mondo

Si inaugura sabato 18 settembre la mostra che porta a Forlì i lavori di 30 fotografe e i loro sguardi differenti.

É realizzata a cura di Walter Guadagnini presso i Musei di San Domenico a Forlì la mostra “ESSERE UMANE. Le grandi fotografe raccontano il mondo” che sarà inaugurata sabato 18 – alle ore 12 alla presenza di  Maurizio Gardini (Presidente Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì), Gian Luca Zattini (Sindaco di Forlì), Fabio Lazzari (ideatore della Mostra), Monica Fantini (ideatrice della Mostra e Curatrice del progetto Terra del BV).
Tra le 314 fotografie in mostra “si possono segnalare le leggendarie immagini di Lee Miller nella vasca da bagno di Hitler, la strepitosa serie delle maschere di Inge Morath, realizzata con Saul Steinberg, gli iconici volti dei contadini durante la Grande Depressione di Dorothea Lange, il sorprendente servizio di Eve Arnold su una sfilata di moda ad Harlem negli anni Cinquanta e i rivoluzionari scatti di Annie Leibovitz per una epocale edizione del Calendario Pirelli”.
Saranno esposte fino al 30 gennaio 2022 le opere di Berenice Abbott, Claudia Andujar, Diane Arbus, Eve Arnold, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Silvia Camporesi, Cao Fei, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Cristina de Middel, Gisèle Freund, Shadi Ghadirian, Jitka Hanzlova, Nanna Heitmann, Graciela Iturbide, Dorothea Lange, Annie Leibovitz, Paola Mattioli, Susan Meiselas, Lee Miller, Lisette Model, Tina Modotti, Inge Morath, Zanele Muholi, Ruth Orkin, Shobha, Dayanita Singh, Newsha Tavakolian e Gerda Taro.
“Un viaggio per immagini nell’evoluzione del linguaggio fotografico mondiale, con una specifica attenzione allo ‘sguardo femminile’, a partire dagli anni Trenta del Novecento, quando grazie all’affermazione delle prime riviste illustrate la fotografia è diventata il principale linguaggio della comunicazione contemporanea. In mostra sarà possibile seguire questa evoluzione attraverso i grandi reportage di guerra e i cambiamenti dei costumi sociali, la ricostruzione post-bellica e le questioni di genere, l’affermarsi della società dei consumi e l’osservazione del ruolo della donna nei paesi extra-occidentali”.

Informazioni

(Fonte: noidonne.org)

Foto di Alexa da Pixabay

“Inaccettabile continuare a fare la conta dei femminicidi”

https://www.direcontrolaviolenza.it/veltri-presidente-d-i-re-inaccettabile-continuare-a-fare-la-conta-dei-femminicidi/

Consigli di lettura di Agosto: “TRANSITO” di Aixa de la Cruz

“Transito” di Aixa de la Cruz è una cronaca in prima persona sul femminismo e l’identità delle donne, (…) un’indagine che porta a decostruire la propria identità e a ricostruirla.

Dopo avere passato la vita rifiutando di essere etichettata come donna – intuiva che aveva a che fare con l’oppressione – l’autrice capisce che è ora di combattere una battaglia collettiva perchè tutto ciò che viene associato al femminile smetta di essere svalutato o considerato di seconda classe. A cominciare dalla scrittura, dall’autofiction che strettamente associata alla scrittura delle donne spesso viene vituperata. Sceglie dunque la prima persona e da lì viene tutto il resto. (…)

Una presa di coscienza, un passo verso l’emancipazione, una dichiarazione di femminismo e libertà.

(Fonte: La Repubblica)

Immagine di pch.vector su Freepik

Reddito di libertà alle donne vittime di violenza, fino a 400 euro mensili

Cumulabile con il Reddito di Cittadinanza, il bonus, per il quale sono stati stanziati 3 milioni di euro, va richiesto all’Inps in presenza di precise condizioni

In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il 20 luglio e da quella data pertanto è entrato in vigore. Parliamo del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza contenuto nel Dpcm del 17 dicembre 2020, istituito dall’articolo 105-bis del decreto Rilancio 34/2020 con l’obiettivo di contenere i gravi effetti economici derivanti dalla pandemia, in particolare sulle donne in condizione di maggiore vulnerabilita’ perché vittime di violenza, una violenza da cui l’indipenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione possono sottrarle.

A chi è destinato il contributo e come va richiesto

Tre i milioni stanziati e messi a disposizione delle Regioni e province autonome che possono ulteriormente incrementarli con fondi propri. Il contributo che può arrivare fino a 400 euro mensili per un massimo di dodici mensilita’ è destinato, precisa l’articolo 3 del Dpcm, alle donne vittime di violenza, sole o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali.

La donna deve richiedere la somma all’Inps presentando un’autocertificazione a cui devono allegarsi la dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro antiviolenza che la segue e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno straordinario o urgente.

Finalità e cumulabilità

Il Reddito di libertà è finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonchè il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori e non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza. Spetterà all’Inps anche la vigilanza sulla legittimità delle domande e sulle condizioni delle donne a cui verrà riconosciuto o revocato il trattamento.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

VAI ALLA GAZZETTA UFFICIALE

Viaggio in Afghanistan: il cinema da Kandahar a Osama Bin Laden

A CURA DEL PROF. MICHELE ZANNA

  1. Wolf and sheep – Shahrbanoo Sadat – DANIMARCA 2016
  2. The Magic Mountain (Doc) – Anca Damian – FRANCIA 2015
  3. Limbo – Daniele Vicari – ITALIA 2014
  4. Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow – USA 2013
  5. Come pietra paziente – Atiq Rahimi – FRANCIA 2012
  6. The Hurt Locker (Iraq) – Kathryn Bigelow – USA 2008
  7. Il cacciatore di aquiloni – Marc Forster – USA 2007
  8. Terra e Cenere – Atiq Rahimi – FRANCIA 2005
  9. Alle cinque della sera – Samira Makhmalbaf – IRAN 2003
  10. Osama – Siddiq Barmak – AFGHANISTAN 2003
  11. Viaggio a Kandahar – Mohsen Makhmalbaf – FRANCIA 2001

Forse il film ambientato in Afghanistan (anche se era girato in Iran) del quale si è più parlato resta Viaggio a Kandahar di Moshen Makhmalbaf, uscito nel 2001 e presentato al Festival di Cannes. Molti spettattori occidentali, che non sapevano nulla dell’Afghanistan, se ne sono fatti un’idea guardando quelle immagini di oppressione e miseria e seguendo la vicenda di una donna da tempo emigrata in Nord America che torna in patria per scoprire un mondo regredito nel tempo, soprattutto per le donne, nascoste dal burka e costrette ad una vita da cittadine di serie zeta. Samira Makhmalbaf, figlia di Moshen, ha poi girato nel 2003 Panj é asr proprio sulla condizione femminile in Afghanistan. E in quello stesso anno ha fatto molto parlare Osama del regista afgano Siddik Barmaq, filmato subito dopo la caduta del regime talebano e prodotto sempre da Makhmalbaf.
Ma il più bel film su uno dei paesi più travagliati del mondo contemporaneo è senza dubbio Terra e cenere, piccolo capolavoro poetico diretto appunto da un poeta e scrittore afgano trapiantato in Francia, Atiq Rahimi, sulla base del proprio romanzo breve dallo stesso titolo (uscito in Italia per Einaudi). Il film è rimasto intrappolato nel circuito dei festival, senza trovare una distribuzione adeguata in Italia e in gran parte del mondo occidentale, anche se ha partecipato in concorso al Festival di Cannes 2004 ed è stato candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2005. Protagonisti di Terra e cenere sono le vittime per definizione di un’oppressione sistematica che cerca di riportare l’Afghanistan nella preistoria, coltivando ignoranza, povertà e odio dietro la foglia di fico dell’integralismo religioso: un vecchio, un bambino e una donna. Il vecchio è il nonno del bambino, cui non osa dare la terribile notizia che i suoi genitori sono stati uccisi. Il bambino è sordo a causa di un’esplosione – e forse, suggerisce il film, è meglio così, considerate le verità che gli toccherebbe altrimenti ascoltare. La donna è un fantasma celato da un burka, muta e immobile, in interminabile attesa di qualcuno che non tornerà. Anche il nonno e il nipotino aspettano: un autobus, anche quello fantasma, che non ha orari né fermate prestabilite, perché in tutto il terzo mondo i servizi più elementari sono inattendibili e contano su una visione fatalista della vita. Visione che, volenti o nolenti, anche i due potenziali passeggeri condividono, tanto più che il nonno non ha nessuna fretta di tornare al villaggio dove il nipotino scoprirà inevitabilmente di essere diventato orfano. La donna in burka non spera nemmeno in un passaggio da qualche parte: il suo posto è lì, il suo ruolo è quello della statua, simbolo di una dittatura che nega alle “femmine” qualsiasi mobilità. C’è un’altra donna in Terra e cenere, una sorta di alter ego di quella in burka – ed è completamente nuda. Appare in un sogno del nonno, come una sorta di fantasia di libertà, e la sua apparizione sul grande schermo ha un effetto dirompente, non tanto per la nudità in sé, quanto per la naturalezza con la quale viene esibita. In un paese in cui lo stato di natura delle donne è diventato l’invisibilità, quella creatura nuda immaginata è candidamente e completamente visibile, in tutta la gloria e l’innocenza del suo corpo. E il regista ha
raccontato che girare quella scena in Afghanistan ha significato rischiare la vita, sia per lui che per l’attrice che per tutta la troupe.
La storia è essenziale quanto lo sono tutte le storie quotidiane in paesi come l’Afghanistan: l’interminabile attesa di nonno e nipote si trasformerà in una rinuncia, dopo una serie di incontri con personaggi maschiliche rappresentano, a turno, la solidarietà elementare fra la povera gente e la violenza cieca e brutale di chi, vestiti i panni dell’oppressore, ne ricava un senso inebriante di onnipotenza (soprattutto se quel potere di vita o di morte sul prossimo è l’unica alternativa a una miseria nera e a una totale mancanza di prospettive future).
Ma a rendere unico Terra e cenere è la dimensione poetica di ogni singola devastata immagine e della volontà insopprimibile dei personaggi di ribadire la propria umanità in un contesto totalmente deumanizzante. Rahimi e i suoi non-attori (sbarcati a Cannes come marziani, senza sapere una parola di alcuna lingua altra dal proprio dialetto locale, e coperti da capo a piedi di bianco – in questo, molto più eleganti di tante starlet in minigonna) sono riusciti a trafugare al di fuori dei confini del loro paese il quadro
realistico di una situazione drammatica ma anche un messaggio di speranza, obbligandoci a vedere che ciò che succede in quell’inferno non è qualcosa che a noi non potrebbe capitare, ma qualcosa che, infangando la dignità umana, ci riguarda tutti.

Paola Casella, Terra, cenere e poesia del cinema afghano,
La Repubblica, 26 giugno 2009

Si ringrazia Lea Marzocchi per la collaborazione.

Foto di Alexa da Pixabay

La lunga marcia dei Talebani quando guardavamo altrove

di DAVIDE MARIA DE LUCA

Per descrivere quello che è accaduto in Afghanistan negli ultimi 20 anni va molto di moda una
citazione da un racconto di Ernst Hemingway. «Come sei finito in bancarotta?», chiede un
personaggio a un altro. «Prima gradualmente, poi improvvisamente».

Leggi l’articolo completo